Psicologa Psicoterapeuta a Seregno e Seveso

Terapia di coppia a Seregno

Psicologa Psicoterapeuta Seregno e Seveso

Lavoro da diversi anni nel campo della psicologia e del supporto alla persona in Brianza e negli ultimi anni sia nel mio studio di Seregno sia nella nuova realtà più locale di Seveso sempre più spesso arrivano richieste di supporto alla coppia in difficoltà nel tentativo di rimediare ad una crisi in essere da tempo. Le domande relative alla terapia di coppia sono diverse e ritengo che occorra fare chiarezza su cosa significa entrare in terapia, quali possano essere gli scopi e quali situazioni siano efficacemente affrontabili in un percorso terapeutico a due.

Prima di iniziare a lavorare con le coppie invito le persone ad un primo momento di consultazione per capire se quello che stanno cercando come aiuto corrisponda effettivamente alla terapia di coppia piuttosto che ad un altro intervento più specifico come per esempio la consulenza sessuologica, la mediazione familiare, la terapia familiare, o un percorso di supporto ai singoli per un disagio personale che si riversa sulla coppia stessa.

Mi accorgo infatti che non sempre sia chiaro in che cosa consista e come funzioni la terapia di coppia e a volte le aspettative rischiano di essere disattese o addirittura deluse se le persone che fanno una richiesta di supporto si trovano a intraprendere un progetto che non gli corrisponde a pieno.

A COSA SERVE LA TERAPIA DI COPPIA?

Non bisogna immaginare la terapia di coppia come un tentativo estremo per provare a “salvare” la coppia in crisi. Molti infatti arrivano con l’intenzione di provare il salvataggio in extremis dopo un evento destabilizzante come un tradimento o una crisi relazionale importante legata ad eventi specifici (malattia, lutto, perdita del lavoro,…) A mio parere la terapia di coppia è invece un’opportunità, un’occasione per le coppie di disinnescare il pilota automatico che spesso ingabbia in meccanismi di funzionamento inadeguati e che può essere colta non solo come ultima possibilità prima di una eventuale separazione, ma come momento di messa in discussione, come riattivazione di un dialogo tra partner con il supporto di un occhio esterno che consente di avere il quadro generale della situazione e che può aiutare nel capire meglio le dinamiche in atto.

Intraprendere una terapia di coppia permette quindi di lavorare sul riattivare una comunicazione di coppia efficace, un dialogo più aperto e un ascolto attivo dell’altro, può consentire la possibilità di esprimersi sul piano affettivo relazionale senza rancori, perché sciolti dall’esplicitazione dei propri bisogni e necessità.

In quest’ottica nella terapia di coppia i partner possono percepire il malessere latente e il distacco con maggiore consapevolezza di ciò che ha innescato la crisi e permettersi di lavorare sulle incomprensioni attivando nuove modalità per affrontare i momenti di vita complessi, le scelte difficili e impegnative.

Inoltre accanto all’acquisizione di una visione più chiara e a nuovi modi di affrontare le difficoltà, la terapia di coppia può anche consentire di ridefinire gli equilibri e il percorso dei singoli e della coppia stessa. La vita della coppia infatti è un po’ come la vita delle persone, è soggetta al cambiamento e non sempre è lineare, occorre quindi comprendere se il percorso che la coppia ha intrapreso all’inizio della vita della coppia continua a essere lineare e sottoscritto da entrambi i partner alla stessa maniera o se è necessario affrontare curve e tornanti o ancora se i singoli hanno deviato il proprio percorso personale rispetto a quello a due e capire se con un progetto terapeutico è possibile ristabilire una via comune e condivisa o se risulta necessario il distacco.

LA TERAPIA DI COPPIA COME FUNZIONA?

Nel corso della mia esperienza ho definito un modello di intervento dedicato alle coppie. La complessità di questo genere di intervento terapeutico infatti è evidente e va sempre tenuta presente. Lavorare con due persone che affrontano una crisi del sistema relazionale a due, spesso con le complicazioni anche del contesto famiglia, è un impegno considerevole che richiede di fare attenzione e rispettare il singolo individuo con il proprio mondo e il proprio vissuto personale, con un sistema di comunicazione, di valori, di vissuti ed esperienze affettivo/relazionali e con un funzionamento individuale che nell’entrare in contatto con l’altro può andare in contro alla confusione o ad una distonia. Esiste l’altra persona che a sua volta entra nella relazione a due con tutti i suoi sistemi personali. Inoltre esiste anche il sistema coppia che non corrisponde semplicemente alla somma dei due individui ma che ha carattere proprio, un proprio sistema di esperienze, un sistema valoriale e meccanismi di funzionamento specifici. E accanto a questi esiste il contesto che non può non avere un peso nel influenzare il percorso di vita insieme.

Detto questo mi sembra opportuno definire alcuni aspetti indispensabili per decidere se intraprendere una terapia di coppia.

  • Innanzitutto occorre esplorare il senso che ciascuno dei due partner attribuisce alla terapia di coppia. Hanno in mente di cosa si tratti? O la confondono con altri percorsi?
    Quale percezione ne hanno? La ritengono o meno una opportunità e ritengono possa essere uno strumento utile a cui affidarsi agendo in maniera collaborativa?
  • In secondo luogo è necessario indagare la motivazione a intraprendere un percorso spesso faticoso e a volte doloroso. Vanno vagliate le aspettative dei partner che possono essere in contrasto e definito un progetto di lavoro con obiettivi dichiarati che possono nel tempo modificarsi alla luce degli sviluppi della terapia ma che non possono essere dati per scontati.
    In diverse occasioni infatti i partner arrivano con prospettive diverse: per esempio uno ha intenzione di rinsaldare una coppia che si sta sfasciando e l’altro sente invece la necessità di essere accompagnato ad una chiusura pacifica e ben ponderata.
  • In alcuni casi inoltre quando la tensione e i livelli di conflittualità sono elevati mi trovo anche a definire delle regole, come quella della sospensione delle ostilità.
    In queste occasioni la coppia che decide di iniziare una terapia di coppia si impegna a non “agire” senza un’apertura al dialogo in terapia. Per esempio: se uno dei partner decide di andarsene di casa sarebbe opportuno che prima di agire lo comunicasse e spiegasse all’altro in seduta in modo che l’altro ma anche la coppia – in quanto protagonista del lavoro terapeutico – possa interiorizzare e affrontare la decisione del singolo.

E’ chiaro che spesso si verificano situazioni in cui non viene rispettata la “regola” ma anche questo diventa parte del lavoro di terapia.

Dott.ssa Stefania Tornatore
Psicologa Psicoterapeuta Seregno e Seveso